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Presentazione DOMO BORGO MILLENARIO
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Venerdì 26 maggio alle ore 17:45 presso il Teatro Galletti di Domodossola Presentazione del libro: DOMO BORGO MILLENARIO di ENRICO RIZZI    

 

 

Alagua - Giovera | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

 

 

PREMESSA. Quasi rassegnati alla fine della stagione sci-alpinistica, cerchiamo percorsi senza neve, a quote più basse e su versanti soleggiati. La montagna che domina Pontemaglio e Altoggio offre queste condizioni ed è uno splendido balcone sull'Ossola.

 

ALAGUA - GIOVERA

7 maggio 2015

Dislivello totale: 1200 m. Tempo totale: 5 h 50 '. Sviluppo totale: 18,2 km.

Giornata bellissima ed alta partecipazione di bipedi, dodici, e di quadrupedi, quattro (un record!): Book e la sua fidanzata Asia hanno la compagnia della grande Nena e del piccolo Willy. Si aggiunge al gruppo anche un nuovo amico, Alessio. Ci troviamo con i verbanesi a Pontetto e proseguiamo per Pontemaglio, 370, dove posteggiamo di qua e di là dal Toce. In 30' il ripido sentiero ci porta a Veglio, 540, frazione di Montecrestese abbandonata a metà del secolo scorso per il timore, pare infondato, di frane. Qui ci sono segnali di ris-veglio: le ristrutturazioni in corso sono una bella cosa. Dopo il giro guidato per il paese si riprende a salire, in direzione quasi nord, su bel sentiero fino ad Alagua, 1162 (1 h 20'). E' un ripiano molto panoramico, con belle baite distribuite su un'area vasta, un laghetto ed una strada asfaltata che scende da Coipo e dintorni. Dopo una lunga sosta, con dolce colazione e secondo giro guidato, proseguiamo, seguendo la strada che sale verso sud – est, fino all'Alpe Buscain, 1390. Qui, invece di scendere a Coipo, risaliamo fino a Giovera di sotto, 1520, dov'è prevista una tranquilla pausa pranzo. 1 h 15' da Alagua. La giornata di sole, la compagnia, il cibo e la “cagnara” (nel vero senso della parola) ci impigriscono. Un eroico camminatore, già “missionario” nella professione di impegnato medico di famiglia, si è portato fino a qui una Magnum di champagne per brindare alla tenera età della nostra guida. I devoti brindisi prolungano ulteriormente la sosta. Ed è così che, dopo due ore, riusciamo a ritrovare energia e dignità rimettendoci in cammino per la lunga discesa. In direzione sud raggiungiamo Coipo, 1385, dopo 20'. Altri 15' e siamo a Cascine Bertolini, 1318. Lungo strada e sentiero ecco l'oratorio di San Luca, 1156 (15'). Breve sosta e, ancora lungo strada o sentiero, passiamo dalla Cappella del Gaggio, 1060, dalla Cappella dei Genovesi, 976, e da quella di Pusalà, 877 (30' dall'Oratorio). Poco sopra le case di Altoggio, a quota 800 circa, lasciamo la strada asfaltata, piegando decisamente a nord – ovest (destra) lungo una strada sterrata, inizialmente in leggera salita che, al primo tornante a sinistra (in discesa), abbandoniamo per entrare nel fitto bosco. Qui il sentiero non è segnato e si perde spesso. Sempre verso nord – ovest, con bussola, altimetro ed un po' di creatività, ci abbassiamo alla quota di Veglio fino ad incontrare l'ennesima strada sterrata e l'oratorio (1 h). Riattraversata la frazione che speriamo risorga, lungo il sentiero percorso al mattino torniamo a Pontemaglio (25'). Un doveroso reintegro del sudore odierno al Gufo's chiude la giornata in bellezza.

 

 
Magehorn | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

 

PREMESSA. Il Magehorn è un'escursione sci-alpinistica classica nella zona del Sempione, forse la più facile e la più sicura. Ricordiamoci, però, che la sicurezza 100% nello sci-alpinismo non esiste! Detto questo, si può salire quasi sempre, in inverno e primavera, ai 2620 metri di questa cima sia con gli sci che con le ciaspole.

 

MAGEHORN

13 marzo 2014

Dislivello totale: 900 m. Tempo totale: 3 h 30'

Giornata splendida e condizioni ottimali per un'uscita invernale sulla neve. Siamo dieci, cinque sciatori e cinque ciaspolatori, fra i quali il nostro decano, nonché presidente onorario. Dopo la sempre faticosa ricerca dell'assetto ottimale e dopo la verifica, necessaria in questa zona, di non interferire con le esercitazioni di tiro dell'esercito rosso-crociato, ci mettiamo in marcia da Engiloch, 1769, lungo la strada del Sempione. Dal parcheggio si scende di pochi metri, che sembreranno tanti al ritorno, si attraversa il torrente e si gira a destra verso Nideralp, 1820. Qui si comincia a salire seriamente nel bellissimo bosco, con percorso libero che, solitamente, predilige la più comoda delle piste già battute. A quota 2000, dopo gli ultimi larici, si sale verso destra, nord – ovest, e si raggiunge un colletto (2300 circa). Di qui si percorre un facile traverso in leggera discesa entrando nel fornale di Bistine, un paradiso per tutti gli sci-alpinisti alle prime armi o per anziani abbastanza esperti ma desiderosi, oggi, solo di relax e buona compagnia. In leggera salita si traversa ancora fino alla Bocchetta del Magehorn (Magelicke), 2439 (2 h 15' da Engiloch). L'ultimo strappo verso la cima, 2620, è piuttosto ripido e, a seconda dell'innevamento, può essere percorso con gli sci o a piedi. La traccia migliore e meno ripida s'incontra addentrandosi leggermente nella Nanztal , aggirando la cima diretti a ovest. In 30' i cinque sciatori raggiungono la vetta senza togliere gli sci e vengono presto raggiunti dai cinque ciaspolatori. C'è altra gente, vista la bella giornata, e ci godiamo con calma il panorama superbo. Pur di altezza modesta e di facile conquista, la cima del Magehorn, contornata da quattro ripidi versanti e con il suo terreno misto di massi e neve, ha un suo austero fascino, ti fa sentire molto più in alto. La discesa avviene lungo lo stesso itinerario. La neve è discreta, un po' pesante solo nel tratto finale in mezzo ai larici, che cerchiamo prudentemente di tenere distanti. Nonostante l'assoluta calma, in 45' gli sciatori raggiungono il ponte di Engiloch. Passati sulla sinistra orografica del torrente che in Italia si chiamerà Diveria, sempre con calma, risaliamo alle auto e ci rassettiamo, in fiduciosa attesa del gruppo dei ciaspolatori con il presidente onorario. Ci raggiungono dopo un'ora, si sistemano anche loro e, appena varcato il confine, ci ristoriamo adeguatamente, visto che i tempi tranquilli della gita odierna ce lo consentono. Sappiamo già tutti che, quanto prima, il comitato organizzatore ci farà recuperare, con gli interessi, lo scarso impegno odierno.

 
Pizzo Valgrande di Vallè | Stampa |
Scritto da Gianpaolo Fabbri   

 

 

PREMESSA. In una giornata estiva perfetta il territorio intorno all'Alpe Veglia assume un fascino impagabile, è una delle meraviglie dell'Ossola. Questa escursione lunga e bella richiede un po' d'attenzione in un tratto fra l'Alpe Vallé e il Passo del Croso.

 

PIZZO VALGRANDE DI VALLE'

11 luglio 2013

Dislivello totale: 1250 m. Tempo totale: 7 h

Parcheggiamo a Ponte Campo, 1320, attraversiamo il torrente Cairasca e seguiamo la strada per l'Alpe Veglia. La giornata è stupenda e siamo in otto. C'è anche un semiprofessionista che, dovendo osservare un breve periodo di “riposo”, si aggrega a noi per questa breve e facile passeggiata. Se lo dice lui... In prossimità della sbarra prendiamo la strada di sinistra verso l'Alpe Vallé. Prima di raggiungerla osserviamo a lungo e fotografiamo un camoscio tranquillo e curioso, che si ferma a guardarci da breve distanza senza timore alcuno. Capisce anche lui che siamo bravi ed innocui ragazzi. Dopo 1 h 10' siamo all'alpe, 1792. Lasciamo la strada e saliamo verso destra lungo un sentiero che percorre a tornanti un canale erboso molto ripido fino ad una selletta. Si prosegue per un tratto in falsopiano, in parte esposto e attrezzato, e si riprende a salire fino al Passo del Croso, 2395 (1 h 30'). Qui un cartello ci dice che 1700 metri sotto i nostri piedi passa il tunnel del Sempione. Prendiamo a destra, aggirando sul versante occidentale le pareti dolomitiche rivolte verso San Domenico, e saliamo in vetta al Pizzo Valgrande di Vallé, 2531, lungo dolci pendii con nevai residui (45'). Il panorama entusiasmante è esaltato dal limpido azzurro del cielo. Foto singole, di gruppo e alle montagne che ci circondano, senza disturbarle con la nostra umile presenza umana: sole sono ancora più belle. Scendiamo sui pendii erbosi della Piana d'Avino, puntando al lago, 2246, in direzione ovest. Ci arriviamo in 35' e passiamo sul muraglione della diga, oltre il quale c' è l'ultima breve rampa in salita. Sempre verso occidente, su sentiero, scendiamo dolcemente attraversando qualche nevaio per poi scendere decisamente, in direzione nord, fino ai boschi di conifere e al Lago delle Streghe, 1960, immerso nel verde (1 h 10'). Qui in paradiso ci troviamo con due amici, il sempre saggio e benedicente presidente ed il fornitore ufficiale di sostanze energetiche, sotto forma di dolcezze, saliti direttamente da Ponte Campo. Pausa ristoratrice e scendiamo a Veglia, 1761, (20'), passando dal meraviglioso Lago delle Fate. 30' per un salto, andata e ritorno, alla fonte dell'acqua ferruginosa, nascosta sotto il residuo della solita grande valanga e quasi irraggiungibile. Durante la ricerca della sorgente quattro anziani, ma non necessariamente esperti alpinisti, “sfondano” e fanno un bagnetto, per fortuna solo nella neve, avendo trascurato il dettaglio che, sotto di essa, scorre un torrente impetuoso. Al Rifugio Lepontino, davanti ad un boccale di birra, raccontiamo, senza particolare orgoglio, la nostra impresa fantozziana a chi ha fatto saggiamente a meno dell'acqua miracolosa. L'ultima ora di cammino, attraverso il Groppallo, ci riporta a Ponte Campo.

 
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