NOVITA' in libreria dal 18 aprile PDF Stampa E-mail
Scritto da Libreria Grossi   
Giovedì 12 Aprile 2012 16:18

"Leggende delle Alpi,

il mondo fantastico in Val d'Ossola"

di

Paolo Crosa Lenz

 

 

Frutto di trent'anni di ricerca, la raccolta costituisce un catalogo del mondo fantastico del montanaro ossolano. Presenta duecento leggende e fiabe popolari della Val d'Ossola. La memoria storica dei contadini di montagna, di pastori e boscaioli costruisce l'identità di un territorio. Niente è inventato.

E' la cultura tradizionale degli uomini delle Alpi che parla con la voce dei narratori.

 

 

GLI OMINI DELL'ORACC

Due nani che abitavano all'alpe Oracc sopra Pallanzeno andavano a far villa (passare la sera d'inverno) a Propiano e raccontavano le loro storielle alle alpigiane. Non sapendo come fare per mandarle via, una sera le donne hanno riscaldato il sasso su cui uno dei due solitamente si sedeva e così quello si è scottato e non è tornato più. Poi si sono stancate anche dell'altro perché dava noia. Allora, al posto della ragazza che era sempre lì a filare, una sera si è messo un uomo travestito da donna e con il fuso in mano. Il nano però, prima di entrare, guardava da una finestrina e vedendo che non era più quella delle altre sere disse: “Fila, fila tortnia, ma la bèla d'laltra sera non la sei!”.

E da allora non è entrato più. 

[Leggende delle Alpi, il mondo fantastico in Val d'Ossola]

 


 
Il mito della valle invincibile 1911 – 2011: i cento anni dello Sci Club Formazza PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Crosa Lenz   
Venerdì 30 Settembre 2011 15:43

Agli inizi del Novecento un prete e un falegname (don Rocco Beltrami e Guido Matli) vissero l’intuizione straordinaria per cui due assicelle di legno avrebbero potuto cambiare la vita di un’isolata valle di montagna. In Val Formazza (valle alpina di antica cultura walser) gli sci cambiarono la percezione dell’inverno e fecero diventare la neve amica, furono occasione di affermazione sociale e apertura al mondo. Gli sci, novità “venuta da fuori” dimostrarono che la montagna non era solo fatica e incertezza, ma anche luogo di divertimento. Per tutti.

Nel 1911 nacque lo Ski Club Val Formazza, uno dei primi in Italia, e negli anni ’20 e ’30 del Novecento si consolidò il mito della “valle invincibile”, impegnata in un’inesausta e sempre vincente competizione con le nascenti stazioni turistiche orientali nelle “Valligiani”, i campionati sciistici tra le comunità alpine.

Con Sisto Scilligo, Formazza contribuì a portare all’Italia il primo oro olimpico nella storia dello sci (Garmish 1936). Nel secondo dopoguerra lo Sci Club Formazza contribuì con atleti e tecnici (Mario Bacher fu tra i fondatori della “scuola italiana” nella didattica dello sci di fondo) alla rinascita degli sport invernali (la mitica Sagersboden, la pista dei campioni) e all’affermazione dei valori italiani nei confronti di scandinavi e russi. Oggi, agli inizi del terzo millennio, lo Sci Club Formazza continua un impegno secolare di avviamento allo sport agonistico sulla neve come scuola di vita e promozione umana e sociale. In un libro che ne racconta la storia, preziose e rare immagini d’epoca ricostruiscono l’avventura straordinaria di uomini che hanno fatto della neve un terreno di fatica e di affermazione. Il riscatto della montagna.

 
Giorgio Spezia: il primo e unico ossolano presidente del Club Alpino Italiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Crosa Lenz   
Martedì 16 Agosto 2011 11:15

Ricorre quest’anno il centenario della morte di Giorgio Spezia (1842 – 1911), eminente figura di scienziato ossolano dell’Ottocento, patriota e alpinista. La ricorrenza è occasione per rivalutarne la figura e farne conoscere i valori.

Figlio di Valentino e Marietta Angelotti (la famiglia aveva interessi nelle miniere d’oro di Macugnaga), nel 1867 conseguì la laurea in ingegneria a Torino con una tesi intitolata “Cenni sulla ventilazione delle miniere”. In quegli anni effettuò scandagli per delineare i fondali del lago di Mergozzo e studiò le cause degli avallamenti nel Lago Maggiore.

Prima ancora, a 18 anni, nell’estate 1860 si imbarcò come volontario garibaldino per la terza spedizione di rinforzo ai “Mille” guidata dal generale Enrico Cosenz e combatté nella decisiva battaglia del Volturno.

Si specializzò in mineralogia a Göttingen e a Berlino e nel 1878 divenne professore ordinario di Mineralogia all’Università di Torino, cattedra che tenne per trentatré anni, sino alla morte. Fu un pioniere nella scienza dei materiali: l’approccio sperimentale lo portò a realizzare il prototipo della cosiddetta “bomba idrotermale” con la quale (ancora oggi), imitando i processi naturali, si ottengono cristalli di quarzo. Accademico dei Lincei e membro di molte società scientifiche (tra cui la Società Imperiale di Mineralogia di Mosca), fu il fondatore del museo di mineralogia del Politecnico di Torino (il primo in Italia).

Appassionato alpinista, percorse a lungo i monti dell’Ossola con spirito esplorativo. Fu primo presidente della sezione di Domodossola del CAI, promotore dalla Società Escursionisti Ossolani di Piedimulera (1899), fu l’unico ossolano a ricoprire le cariche di vicepresidente e poi di presidente generale del Club Alpino Italiano nel 1875 – 76 (il quarto dalla fondazione).

Fu autore del primo progetto della capanna “E. Sella” al Weissthor sul Monte Rosa e collaborò con Giovanni Leoni (il poeta dialettale “Torototela”) nella costruzione del rifugio sul Monte Cistella (1901). Fu autore di una “Carta itineraria delle principali escursioni nelle valli dell’Ossola” (1889) e collaborò alla stesura della prima “Guida storico-descrittiva ed itineraria dell’Ossola e sue adiacenze” (1888).

Partecipò attivamente alla vita amministrativa dell’Ossola: prima a Piedimulera come consigliere comunale poi come consigliere provinciale. Nel 1898 si impegnò a favore della linea ferrata Domodossola - Locarno.

Nel 1906 Giorgio Spezia si impegnò per evitare che la Cascata della Toce fosse prosciugata a fini idroelettrici. Il suo intervento si delineò tuttavia “… non come opposizione all’industrializzazione, ma come esempio di una cultura sensibile alla protezione del patrimonio naturale ed era finalizzato criticamente a mettere in guardia la classe politica dalle facili concessioni”. (U. Chiaramonte Industrializzazione e movimento operaio in Val d’Ossola). A cent’anni di distanza, un tema di pregnante attualità.

A Giorgio Spezia è intitolato il liceo scientifico statale di Domodossola, il museo dell’Istituto di Mineralogia, Cristallografia e Geochimica dell’Università di Torino, a Piedimulera la locale scuola primaria, una piazza e la Lithoteca nel palazzo Protasi.

Giorgio Spezia fu “… uno dei più grandi ossolani di tutti i tempi per l’ingegno portentoso e i riconoscimenti ottenuti in Italia e all’estero in campo scientifico, dove lasciò, come insegnante universitario e come studioso, un’opera indelebile, soprattutto nel ramo mineralogico”. (R. Mortarotti Storia dell’Ossola nell’età moderna).

Nel 1961, il cinquantenario della morte passò inosservato. Oggi, che l’Ossola e l’Italia hanno sempre più bisogno di figure di alta rettitudine etica, il contributo di Giorgio Spezia si delinea nitido nel dipanarsi della storia nazionale. A noi l’impegno di conservarne grata la memoria.

 
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